"Io vivo spettinata, perchè tutte le cose veramente belle di questa vita spettinano!" Mafalda

martedì 28 maggio 2013

CASA, VALIGIA E MARMELLATA



E’ un mese che sono in viaggio e i miei piedi non sono ancora fermi. Ieri non sapevo cosa mettere in valigia, se tutto o se niente… alla fine, senza volerlo, ci hanno pensato la zia, la nonna e la mamma a riempirla di marmellate fatte in casa e così stamattina a 1200km di distanza, ho mangiato pane, marmellata e nostalgia di casa.



Questa volta più di tutte mi ha fatto male il ritorno a Casa da Casa… Quale casa? Non lo so nemmeno io, o meglio, al mio risveglio ho dovuto rivederne il concetto…

Ho sempre chiamato casa ciò che fin dalla nascita mi hanno donato, quel posto dove posso sentire il picchio battere contro un albero, il vigneto del nonno, il panettiere che puntuale alle 10.30 arriva e suona, il mestolo nella pentola del sugo, mio fratello che si sveglia stordito e non parla fino a mezzogiorno, mia mamma che stende la quinta lavatrice della mattinata in ordine di colori e di grandezza, il motore della Fiat di papà. 


Ma Casa è anche questo micro-mini-appartamento che io e lui abbiamo creato, il profumo di incenso che ti abbraccia quando entri, Sheron che allaga il salotto per annaffiare le piante, il batik giallo e rosso sulla parete, la mia Cucina blu, le farfalline adesive davanti alla tazza del water, i vicini di casa che non hai mai conosciuto ma che conoscono tutta il tuo tram tram dietro quelle finestre e che ormai…fanno parte di casa tua e ti insegnano che “casa” non è solo un luogo che scegli o un profumo che crei ma anche quello che non ti sei cercato, un coinquilino inatteso o il sole che entra dal terrazzo, quello che incastri in valigia, un vestito o una marmellata, un dono, uno sguardo da chi sta fuori di te ed entra comunque nella tua vita-casa, perché l’hai contagiato con la semplicità della tua esistenza.

La marmellata non è mai stata così buona.

Alice


domenica 26 maggio 2013

ChiccodiCuore MAGAZINE n°2 "IL RISO"

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Sfornata e servita la seconda Rivista del ChiccodiCuore!
Una raccolta densa di ricette, usi e consigli sul RISO e di temi alla portata di tutti, come:

- Le sue meravigliose proprietà
- Il riso che fa bene, il riso che fa male
- Come introdurre il riso nella dieta di tutti i giorni
- Idee dolci e salate per ogni tipologia di riso
- Leggende dalla Cina e dall’India.


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Ti abbraccio!!!!!
Alice

 

giovedì 16 maggio 2013

CREMA VANIGLIA, CIOCCOLATO E SUOCERA




10 giorni a casa dei suoceri ti temprano… 
un po’ perché le loro abitudini di vita sono rigorose e rigorosamente opposte alle tue… un po’perché non puoi sbottare quando è l’ora di farsi valere… 
un po’ perché non è per niente vero che tutto quello che la suocera o futura tale prepara sia la cosa più sana e più gustosa della terra. E tu, solo tu, senza i tuoi strumenti da cucina, senza ingredienti, senza tempo, hai il potere di dimostrarlo…!

Sembra sciocco, ma questi giorni hanno sconfitto ogni timore di sbagliare a cucinare e forse, anche di vivere, perchè non smettiamo mai di paragonarci a qualcuno di grande o di esperto o di bravo. Spesso però dimentichiamo che questi giudizi non sono altro che piccoli punti di vista e che il maestro più grande, si nasconde qui, in noi, nelle nostre cucine normalissime, tra pentole, padelle e convivenza. Tutto questo splendore non è paragonabile a niente…
Qualsiasi cosa nasca dalle nostre mani, poi, è un CAPOLAVORO...
(E se ti ami, lo sai...pensa a quando sforni una torta nuova e ti spunta il sorriso e poco t'importa che sia bruciacchiata, tu hai speso un pomeriggio intero per impastarla e quel sorriso per te stessa è il tuo premio...)

E se avrai sbagliato a buttare troppo sale o troppe lacrime, troppo zucchero o troppa compassione, imparerai dalle tue stesse mani a non commettere più gli stessi errori. Imparare a cucinare significa apprendere da soli il moto della vita e il suo sapore un po’dolce, un po’amaro.

Ecco com’è nata questa CREMA PASTICCERA IMPROVVISATA…
Per stupire la suocera e soprattutto, per dimostrare che per fare qualcosa all’altezza dei nostri ideali, dobbiamo fare affidamento ad una credenza semi-vuota e alla voglia di credere che tutto possa essere delizioso . . .come noi . . . ;-)

Ingredienti:
500ml latte
1 bacca di vaniglia
4 cucchiai di farina
4 cucchiai di zucchero di canna
2 rossi d’uovo
1 goccio di liquore
Gocce di cioccolato o pezzettini di cioccolato

Vi abbraccio…

Alice



lunedì 13 maggio 2013

Pagnozza alla disgraziata!

In giro per la Sicilia sto scoprendo una meraviglia dopo l’altra… assorbo piano piano la calma che vive nelle persone, mi lascio portare dal vento e dai profumi che trascina… Oggi credo proprio sia stato questo vento a portarci a camminare per chilometri senza meta fino a scoprire un profumo che si faceva strada tra le case diroccate lungo i sentieri, abitate da gatti randagi e dall’edera che cresce tra i mattoni di una vecchia cucina abbandonata, ricoperta di fuliggine… Lì dietro, come nelle migliori fiabe, si apre una radura con un chioschetto minuscolo di nome La Casa di Cura di Don Minico "U megghiu postu du munnu"


Niente a che vedere con un ospedale.. No signori, la Cura è proprio la Cucina che il vecchietto dietro il bancone si è inventato da quasi mezzo secolo… Il menù, o meglio la “terapia”,  è semplice: vino rosso e “Pagnozza alla disgraziata” disgraziatamente enorme, disgraziatamente genuina, disgraziatamente favolosa! Una pagnotta enorme, sofficissima, cotta al forno a legna, farcita al momento con salame nostrano e carciofini, melanzane, olive e peperoncini sott’olio, tutto fatto in casa assieme alla moglie.


E poi la firma dell’artista: un filo di olio santo.


Ogni morso è una poesia…


Ogni singolo sapore è un balsamo per i sensi…


Mangio e mi sento rinata nella purezza di quello che ho provato...


Semplicemente… “buòn' ”!



Il vecchietto è un mito per me… E persone come lui per fortuna esistono ancora. E’ fantastico che oltre il caos e la fretta del tempo che ticchetta sotto i piedi, qualcuno abbia trovato un pretesto, un modo come un altro per dire che il Cibo semplice, nato tra le mani di due persone, è la Cura dell’Anima!

Alice

Casa di Cura
Eccola, la Pagnozza alla Disgraziata!
 


 


giovedì 9 maggio 2013

Messina. I ragazzi del muretto


Messina, le case del porto e il muretto

Se aprissimo per un attimo la scatola dei ricordi, ci ritroveremo un po’ tutti dentro a quest’immagine che mi ha sfiorata. A Messina è l’ora del tramonto e i ragazzi risalgono le vie con gli scooter fino al muretto della balconata, davanti al porto, sotto la chiesa. Le ragazze arrivano dopo un’ora, bellissime come tutte le quindicenni con i loro sogni da realizzare lì sedute su quell’universo sotto casa, sotto il muro tatuato di blu che racconta ancora di quegli amori spezzati, quelli odiati, quelli mai dimenticati. Le ragazze profumano come i mandaranci che pendono dagli alberi qui e quel muro le abbraccia, le farà piangere e le farà crescere. Incideranno i loro ricordi nel cemento e diventeranno Donne meravigliose.

I ragazzi frugano nelle tasche per raccogliere qualche centesimo rimasto per comprare gli arancini e spezzarli assieme. Io non li ho ancora assaggiati ma di sicuro, tra le loro mani prendono quel sapore di ironia fresca e di speranze che ogni cibo dovrebbe avere. Condividere quell’arancino significa per loro condividere un desiderio…il desiderio di essere lì, soli, sul muro, sopra il mare a conquistarsi tutta la vita.

Se li avessi visti, ti saresti sentito anche tu così piccolo, sfacciato, insicuro… ti saresti ricordato che sapevi sognare, che immaginavi davvero un mondo così vicino a questo muro ad aspettare un’amica, una scusa, un occasione per volare via con lei o con lui, sulla vespa rubata al padre, senza casco, senza patente, senza paura che tutto si trasformi in una zucca allo scoccare del coprifuoco. 

Ma oggi ho sognato anch’io, ci hanno prestato uno scooter, siamo sfrecciati tra il traffico e l’ibisco in fiore, su e giù tra le case e i panni stesi, e poi fino alla spiaggia e io mi sono sentita una piccola diva degli anni ‘50 con i capelli raccolti da un fazzoletto e le mani aggrappate a lui. Libera, bellissima, baciata dal sole e da un mare eccezionale, non ho osato chiedere altro, ho amato la semplicità di un sogno che a 15 anni avevo visto solo nei film… i sogni sognati con coraggio, sono sempre, prima o poi, reali.

Alice


domenica 5 maggio 2013

Pan Cake in pigiama!



Io amo la colazione, vorrei durasse per sempre. E’ quell’abbraccio che ti mette di buon umore quando la giornata sembra iniziare senza un senso o sai già che sarà la più dura della tua vita. Per lo meno la domenica, ci si dovrebbe coccolare con un tè caldo e dei pan cake in terrazza, ancora avvolti nella coperta, con la radio che va, lanciando un saluto al tuo vicino che, strano a dirsi, la domenica diventa un essere umano anche lui, senza giacca e cravatta ma col viso stropicciato e il pigiamino a righe, proprio come te, con la tua vestaglia a ranocchie... Mi spunta un sorriso. Mi sento una favola!



Vi lascio una ricetta un po’ diversa dai classici pancake… è senza uova. Ha un po’ di farina integrale mista - molto più ricca e nutriente di quella classica bianca- e un po’di farina fine di riso, profumatissima… Di farine ne esistono a milioni, giocate e provatele tutte, imparate a variare…



Ingredienti per 1 persona:



50 g farina integrale

50 g farina di riso

1 cucchiaino raso di lievito

1 goccino di olio

3 cucchiai di zucchero di canna

1 bicchiere d’acqua frizzante o poco più!



Buonissima domenica mattina…!!!!

Alice


"Conoscere gli altri è Intelligenza. Conoscere se stessi è Saggezza." Yogi Tea

mercoledì 1 maggio 2013

La mia calma



Penso che chi possiede la calma sia un po’ fuori dal mondo, per questo lo adoro.

Ieri ho deciso di prendermi una pausa, sono andata al mercato lungo il fiume, niente da comprare, nessuna ricetta esplosiva, solo la voglia di sedermi per terra ad ascoltare qualcuno cantare per me. Ho visto gente libera, amici che aspettano amici che si lasciano invadere dai racconti di un giorno come un altro senza bisogno di strafare con gli affetti falsi, senza promesse, senza illusioni. Gente che parla di sé e si lascia ascoltare, senza paura di dover abbassare la voce. Ragazzi soli, senza malizia, col viso sporco, ma col cuore dentro a quel Momento. Lì sotto il pontile le onde sono calme e la gente che lì accanto ci lavora, le sente e le vive. Ecco perché quella commessa ci ha messo un quarto d’ora per farmi una spremuta, io le ho sorriso e l’ho ringraziata per avermi regalato il Tempo.

Il tedesco stona lì dentro, privato da orari e scadenze lì non può sopravvivere, arrabbiato, salta la fila e viene servito per ultimo.



E’ bizzarro che per comprendere il bisogno di CALMA io abbia dovuto impararlo in una metropoli e non dai campi dietro la casa in cui sono nata.



Ieri ho riso per la bellezza di un universo così distante da tutto ma vicino a me e magari anche a voi.
Non ho altre parole per descrivere quella calma, l’ho cercata e mi è arrivata dentro. Chi conosce quella sensazione, comprende…e si ama.

Alice
www.ChiccodiCuore.com